
Sono Nicoletta, ho 28 anni (quasi 29) e un passato e un presente da viaggiatrice irrequieta...

Nel 2020, poco dopo la lenta, lentissima "ripresa" della vita normale post-Covid, mi trovavo in Spagna nella mia casetta davanti al mare e li pensai - voglio iniziare a fare yoga - cosi, a caso!
Ho poi iniziato quello che non sapevo sarebbe stato il primissimo passo di un cammino ancora in corso e ancora con tanti km davanti a me da macinare, nonostante i 4 anni di esperienza che oggi mi porto alle spalle. Tra vari traslochi, rotture di cuore, problemi in famiglia, lo Yoga è sempre stato da allora il mio punto fermo, il tappetino si è presto trasformato nel mio piccolo mondo senza il quale non sarei arrivata a oggi con una sanità mentale, giuro!
Nel 2022 inizio a sentirmi sotto pressione per moltissimi fattori che erano come delle voci sempreverdi nella mia testa, non mi lasciavano mai e io mi rifugiavo in quella che era sempre stata una fonte di gioia: il cibo.
Il passato da fitness/gym addicted non ha sicuramente aiutato, ero molto rigida con me stessa e man mano sono caduta in un ciclo continuo di abbuffate che si facevano sempre piu grandi, come la neve di una valanga, e io ero sotto la neve.
Dopo quasi un anno e mezzo di quello che sembrava ormai un loop infinito da cui non sarei mai uscita, sono comparsi sul mio account Instagram i primi post informativi sui disturbi alimentari e, parola dopo parola mi sentivo sempre più identificata in quello che era il binge eating disorder.
"ma si anche io ogni tanto mangio di più del normale"
"ma figurati se è una malattia"
"lo facciamo tutti"
erano le frasi che mi sentivo dire quando provavo a parlarne, e mi facevano sentire PAZZA. Totalmente.
Come facevano queste persone a dirmi che facevano esattamente quello che facevo io, ed essere cosi in pace con sè stesse, cosi belle beate nella loro non-chalance?
Semplice: non era la stessa cosa.

Non era la stessa cosa perche a volte non era nemmeno la quantità di cibo che definiva la malattia, ma tutto quello che ne conseguiva: sensi di colpa, vergogna, sensazione di ribrezzo verso me stessa.
Poi ho fatto il passo che avevo bisogno di fare: chiedere aiuto. Mi rivolsi a uno psicologo e poi a una nutrizionista, e fu di enorme aiuto, se non la quasi salvezza.
Perche dico quasi? perchè mi mancava qualcosa, avevo tutti gli strumenti per ritornare la persona che ero, eppure ci ricadevo (perchè le ricadute esistono, eccome) oppure mi sentivo che non ero a posto al 100%.
E qui entrò in gioco il tassello mancante: la pratica dell'autoconsapevolezza.
Ero già un insegnante di yoga, eppure aiutavo gli altri ma non me stessa... come si dice: predicare bene e razzolare male?
Allora iniziai ad applicare le mie pratiche su di me, ad andare a fondo sui temi trattati con lo psicologo, per aiutarmi ad assimilare quello che per me era stato come sbattere la testa contro un muro e finalmente aprire gli occhi.
Mesi di terapia non sono cose che si assimilano in un giorno!
E allora mi sono finalmente sentita completa, come quando metti l'ultimo pezzo di un puzzle. Non mi vergognavo più, non avevo più sensi di colpa, non sentivo più quella vocina nella testa che mi diceva "vai a comprarti una vaschetta di gelato e mangiala tutta".
Mi sentivo libera.
E sono qui perche so che anche tu meriti di sentirti cosi, di sentire la leggerezza della libertà da quella che è una schiavitù mentale.
Proprio per questo ho messo su carta TUTTO, tutto quello che ho fatto e praticato per essere qui oggi, proprio per questo in ogni mia lezione cerco di portarti un po' più oltre lo scudo che inconsapevolmente abbiamo dentro.
Sei pronta a cambiare, per l'ultima volta?
Io sono pronta ad ascoltarti, e CREDO IN TE
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